Calcio: il patron dell’Unicusano Fondi Calcio, Bandecchi: “La Lega Pro è un’opportunità per la ricerca”

234
FacebookTwitterGoogle+Condividi

Un campionato terminato in crescendo, con la vittoria di Coppa Italia e Play Off. Oggi l’annuncio della richiesta di ripescaggio in Lega Pro per l’Unicusano Fondi Calcio. L’Università Niccolò Cusano sarà il primo Ateneo italiano ad avere una squadra di calcio nei professionisti. Il fondatore dell’Ateneo romano, il livornese Stefano Bandecchi dice: “La ricerca scientifica, rappresentata dalla nostra squadra, ha bisogno di un grande palcoscenico. Non fare il ripescaggi sarebbe  stato offensivo nei confronti della città di Fondi e  del territorio laziale, della tifoseria e di tutte le realtà che ci hanno sostenuto”.

Dalle finestre del suo ufficio si possono osservare le gru e le ruspe al lavoro nei sei ettari di parco verde che circondano il campus dell’Università Niccolò Cusano. Stefano Bandecchi, il fondatore dell’Ateneo, ha dato il via alla realizzazione di una nuova struttura, in aggiunta a quella di 16.000 mq già esistente, per soddisfare le esigenze crescenti dell’attività accademica, di ricerca e comunicazione della Cusano. Il patron dell’Unicusano Fondi Calcio ha deciso di rilasciare delle dichiarazioni pubbliche, cosa che fa raramente. “Questo è il momento” dice Bandecchi “perché le scelte vanno condivise e spiegate”; l’imprenditore livornese ha deciso infatti di richiedere il ripescaggio in Lega Pro.

A cosa dobbiamo questa scelta?

Al progetto, che come già dichiarato un anno e mezzo fa quando entrammo nel mondo del calcio, prevedeva di rimanere in serie D per 1 o due anni al massimo. La squadra ha fatto un gran campionato, ad un certo punto ci siamo persi ma poi fortunatamente ritrovati. La vittoria in Coppa Italia e quella nei play off, le stesse ultime 10 gare tra coppa e campionato hanno confermato che le scelte iniziali erano giuste. Aver vinto tutto questo e non aderire al ripescaggio sarebbe offensivo per la tifoseria, la città di Fondi e per la ricerca scientifica, da noi ben rappresentata fino ad oggi. In ultimo, abbiamo la grande occasione di far tagliare per prima alla Cusano il traguardo di portare la squadra di un’università in una lega professionistica.

L’anno scorso non ha effettuato il versamento a fondo perduto per accedere al ripescaggio. Quest’anno lo verserà?

Sì, quest’anno lo verseremo. La cose cambiano, le motivazioni anche, e questa volta la ricerca scientifica ha bisogno di un colpo di reni. Ci siamo convinti del fatto che la Serie C abbia una visibilità enormemente superiore. Le partite vengono trasmesse in streaming e su canali televisivi tematici e non. In questo modo i nostri obiettivi e i nostri scopi avranno maggiore visibilità: ricordo sempre che l’Unicusano Fondi Calcio è la squadra della ricerca scientifica. Ricerca scientifica che ha bisogno di un palco con tanti spettatori. In ultimo 250mila euro sono una cifra onesta per un grande scopo.

Lei la chiama ancora Serie C?

Io spero che si chiami di nuovo Serie C. E siccome il nostro obiettivo in 2 anni è andare in Serie B, voglio abituarmi alle lettere dell’alfabeto, a cominciare dalla A, dove vorremmo arrivare in 5 anni.

L’obiettivo è quello di essere subito competitivi per salire di categoria?

L’obiettivo è lo stesso dal primo giorno, portare avanti un progetto insieme ad un messaggio nobile. È chiaro che nel calcio l’importante è vincere; partecipare, seppur bello, non basta. Nella ricerca scientifica è lo stesso: la vittoria è arrivare a dei risultati che migliorino la qualità della vita del genere umano. Il nostro messaggio potrà essere portato avanti solo da una squadra vincente, quindi cercheremo di essere ambiziosi, pur sapendo che la palla è rotonda e che spesso non risponde ai desideri. In sintesi, cercheremo di giocarcela.

La sua squadra è composta solo da giocatori italiani, farà eccezioni per la Lega Pro acquistando giocatori stranieri?

Onestamente non vorrei fare eccezioni, continuando a giocare senza stranieri e creando opportunità per calciatori nati in Italia. Credo che sia fondamentale nel calcio cominciare a ripristinare regole antiche, che forse inizialmente non faciliteranno la vita ma che nel nostro progetto, che vede anche una validissima scuola calcio, ci porteranno a risultati di eccellenza. Forse apriremo una strada che altri percorreranno o altri hanno già percorso, come nel caso del Sassuolo. Nel calcio, mi hanno insegnato i tifosi, contano il senso di appartenenza e la maglia. I baschi hanno squadre di soli baschi; io già mi sono allargato a non aver voluto una squadra solo di livornesi o fondani.

Lei ha avuto l’idea, per la prima volta in Italia, di unire il mondo del calcio a quello della ricerca scientifica. Qual è il bilancio di questa operazione?

Direi che fino ad oggi si è dimostrata di successo, grazie ad un insieme di soggetti che non sono solo l’Unicusano Fondi Calcio ma anche Radio Cusano Campus e il Corriere dello Sport, con cui collaboriamo. Grazie a questo insieme la ricerca scientifica ha potuto raccontarsi tutti i giorni per due anni in forma continuativa. Con la nostra scelta di parlare non solo di calcio ma anche del mondo della disabilità abbiamo dato voce anche a settori industriali sconosciuti fino ad oggi dal grande pubblico. Abbiamo acceso un faro potente su un mondo sportivo fatto di donne e uomini che non indugerei a definire i nostri veri super eroi, mettendoli sul gradino più alto come “maestri di motivazione”. Grazie a loro, e a noi che gli abbiamo dato visibilità, quest’anno tutti abbiamo potuto crescere un po’.

In Lega Pro c’è anche il Livorno Calcio…

Non credo che saremo nello stesso girone ma se fortunatamente o disgraziatamente lo fossimo, il mio obiettivo sarà sicuramente quello di vincere, da buon livornese. E caso mai perdessimo, non ne farei una tragedia perché avrebbe vinto la squadra della mia città d’origine; comunque credo che alla fine vinceremo noi. E poi, come sanno i livornesi, “dipende da come soffia il vento”.